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Reven rimase sulla spiaggia finché il cielo iniziò a schiarire. Le stelle svanirono una a una, come se qualcuno le spegnesse con delicatezza. La luna si abbassò sull'orizzonte, e il mare perse lentamente il suo bagliore blu.
Alle sue spalle, la capanna cominciò a svegliarsi.
Il primo a uscire fu il cuoco, che sbadigliò così forte da spaventare un gabbiano. Poi Mara, con i capelli arruffati e gli occhi ancora gonfi di sonno. Infine Finn, che si stiracchiò e le lanciò un'occhiata complice, come se condividessero un segreto che nessuno degli altri poteva capire.
Reven distolse lo sguardo prima che lui se ne accorgesse.
Tarek uscì per ultimo, già con la rete da pesca in spalla.
«Dormito bene?» chiese.
«Più o meno» rispose Draymor, massaggiandosi la schiena. «La tua capanna è accogliente, ma non è fatta per ventitré persone.»
Tarek rise.
«Nemmeno per due, a dire il vero.»
Reven si avvicinò.
«Dobbiamo parlare della nave.»
Il sorriso di Tarek svanì.
«Già. La nave.»
Tarek li condusse dietro la capanna, dove la barca era tirata a secco. Da vicino, la situazione era ancora peggiore.
Le assi erano gonfie d'acqua, alcune spaccate. La chiglia aveva una crepa lunga come un braccio. La vela era poco più di uno straccio.
«Non va da nessuna parte» disse Tarek. «Nemmeno con metà equipaggio.»
Finn si chinò, toccando il legno.
«Potremmo ripararla.»
«Con cosa?» ribatté Tarek. «Non ci sono alberi abbastanza grandi per ricavare nuove assi. E non ho attrezzi adatti.»
Reven si morse l'interno della guancia. Era viva. La sua ciurma era viva. Ma erano intrappolati.
«Allora dobbiamo costruirne una» disse.
Tarek la guardò come se fosse impazzita.
«Una nave? Qui? Con cosa, esattamente? Con le palme?»
«Con quello che abbiamo» rispose Reven, senza alzare la voce. «E con quello che troveremo.»
Draymor annuì.
«Non è impossibile. Solo... molto difficile.»
Finn sorrise.
«Beh, non sarebbe la prima volta che facciamo qualcosa di stupido.»
Reven gli diede una spinta leggera sulla spalla.
«Non è stupido. È necessario.»
Si divisero in gruppi.
Draymor, Finn e Jared andarono verso l'interno dell'isola, in cerca di legno più robusto.
Mara e Loris si occuparono di raccogliere acqua e frutta.
Il cuoco cercò erbe commestibili.
Reven rimase con Tarek per valutare cosa poteva essere recuperato dalla barca.
Passarono ore a lavorare sotto il sole. Il caldo era pesante, ma la determinazione lo era di più.
Reven si inginocchiò accanto alla chiglia, osservando la crepa.
«Se riuscissimo a trovare legno duro... potremmo rinforzarla.»
Tarek sospirò.
«Non voglio spegnere il tuo entusiasmo... ma quest'isola non è fatta per costruire navi. È un miracolo che io sia sopravvissuto così a lungo.»
Reven si voltò verso di lui.
«Allora facciamone un altro.»
Tarek la guardò per un lungo momento, poi scosse la testa con un sorriso rassegnato.
«Sei testarda.»
«Sono una Vice capitana.»
Il grido arrivò all'improvviso.
Un urlo secco, lontano, proveniente dalla giungla.
Reven si alzò di scatto.
«Era Finn» disse, senza bisogno di pensarci.
Tarek afferrò una lancia di bambù.
«Andiamo.»
Reven corse verso gli alberi, il cuore che le martellava nel petto. Il sentiero era stretto, pieno di radici e foglie umide. Il sole filtrava a fatica tra le fronde.
Sentì altri due grida. Jared. Poi Draymor.
«Finn!» urlò Reven, la voce spezzata.
Nessuna risposta.
Quando raggiunse la radura, si fermò di colpo.
Il terreno era segnato da impronte profonde. Non umane. Non di un animale piccolo.
E Finn... Finn non c'era.
Draymor e Jared erano lì, ansimanti, con i coltelli in mano.
«Dov'è?» chiese Reven, la voce bassa, tesa.
Draymor scosse la testa.
«Qualcosa l'ha preso. È uscito dal nulla. Non abbiamo fatto in tempo.»
Reven sentì il mondo restringersi.
«Che cosa l'ha preso?» sussurrò.
Jared indicò le impronte.
«Qualcosa di grosso.»
Reven si inginocchiò, toccando la terra. Le impronte erano larghe, profonde, e si dirigevano verso nord.
Verso la parte dell'isola che Tarek aveva detto di evitare.
«Non è possibile» mormorò Tarek, arrivando trafelato. «Non dovrebbe esserci niente di così grande qui.»
Reven si alzò lentamente.
Gli occhi lucidi. La mascella serrata.
«Non importa cosa sia» disse. «Andiamo a riprenderlo.»
E per la prima volta da quando erano tornati in vita... il mare non era più il loro unico pericolo.